Quarantanove ore a settimana è la soglia che le statistiche europee usano per misurare gli orari di lavoro lunghi: oltre il limite medio di 48 ore fissato dalla direttiva europea sull’orario di lavoro, e ben oltre la settimana tipica di 38-40 ore. In un precedente articolo abbiamo visto che l’orario medio italiano è in linea con quello europeo. Le medie però nascondono chi lavora molto di più.
Nel 2025 in Italia lavorava abitualmente 49 ore o più il 6,9% degli occupati tra 15 e 64 anni, contro il 6,2% della media UE. Il dato complessivo, però, dice poco: tra i dipendenti la quota italiana è sotto la media europea, tra i manager è molto più alta.
L’Italia poco sopra la media europea
Con il 6,9% l’Italia è 8ª su 27 Paesi. Le quote più alte si registrano in Grecia (11,6%), Francia (9,3%) e Cipro (9,0%); le più basse in Bulgaria (0,3%), Lettonia (0,9%) e Lituania (1,0%). Le differenze tra Paesi potrebbero riflettere in parte la struttura dell’economia, per esempio il peso del lavoro autonomo, che come vedremo ha orari lunghi molto più spesso del lavoro dipendente.
Dipendenti sotto la media, ma più autonomi
Se si guarda alla posizione professionale, il quadro si capovolge. Nel 2025 la quota italiana è più bassa di quella europea in ciascuno dei tre gruppi principali: dipendenti (2,6% contro 3,2%), autonomi con dipendenti (34,7% contro 38,4%), autonomi senza dipendenti (18,0% contro 20,6%).
| Posizione professionale | Italia 2019 | Italia 2025 | UE-27 2019 | UE-27 2025 |
|---|---|---|---|---|
| Tutti gli occupati | 10,1% | 6,9% | 8,2% | 6,2% |
| Dipendenti | 3,8% | 2,6% | 4,2% | 3,2% |
| Autonomi con dipendenti | 49,6% | 34,7% | 47,6% | 38,4% |
| Autonomi senza dipendenti | 27,5% | 18,0% | 27,1% | 20,6% |
Il valore complessivo italiano è più alto per effetto della composizione dell’occupazione: in Italia i lavoratori autonomi sono il 19,6% degli occupati tra 15 e 64 anni, contro il 12,9% nella media UE (dataset lfsa_egaps). Poiché tra gli autonomi gli orari lunghi sono molto più frequenti, il loro peso maggiore alza la media nazionale.
Un calo lungo vent’anni, molto marcato nel 2024
Dal 2005 gli orari lunghi sono diminuiti in tutta Europa. In Italia la quota è scesa dal 12,1% al 6,9%, nella media UE dall’11,5% al 6,2%. Il valore italiano è stato superiore a quello europeo in tutti gli anni tranne il 2012. Per i dipendenti, invece, l’Italia è rimasta sotto la media europea o allineata a essa in quasi tutto il periodo, con le sole eccezioni del 2021 e del 2023.
Colpisce il passaggio dal 2023 al 2024: la quota italiana è scesa di 2,0 punti (dal 9,6% al 7,6%), il calo annuo più forte della serie, concentrato tra gli autonomi (con dipendenti dal 46,0% al 36,4%). Eurostat non lo segnala come rottura di serie. Può riflettere cambiamenti reali nell’organizzazione del lavoro autonomo, ma anche effetti di misurazione: è un dato da leggere con prudenza e da confermare con le prossime rilevazioni. Nel 2021 la serie risente della revisione del questionario europeo (regolamento IESS).
Manager, agricoltura e commercio
La professione conta più del Paese. In Italia lavora 49 ore o più il 31,2% dei manager (UE 20,0%), il 27,5% degli addetti qualificati dell’agricoltura (UE 25,0%) e l’8,6% delle professioni del commercio e dei servizi (UE 5,4%). Tra gli impiegati la quota è sotto l’1%.
Il divario sui manager è il più ampio e riguarda anche le donne: il 21,2% delle manager italiane lavora 49 ore o più, contro il 12,2% in Europa. Nel complesso gli orari lunghi restano soprattutto maschili (9,2% degli uomini occupati, 3,8% delle donne). Il dataset non consente di distinguere i settori: per PA, sanità e istruzione l’indicazione più vicina sono le professioni intellettuali, che comprendono medici e insegnanti, dove l’Italia è in linea con l’Europa (6,2% contro 6,3%).
Cosa significa per le organizzazioni
Gli orari prolungati riducono il tempo di recupero e sono tra i fattori di contenuto del lavoro da considerare nella valutazione dello stress lavoro-correlato prevista dal D.Lgs. 81/2008, insieme al carico e ai ritmi. Per i dipendenti, inoltre, il D.Lgs. 66/2003 fissa in 48 ore la durata media massima settimanale, straordinari compresi.
I dati indicano dove guardare: i ruoli di responsabilità e le posizioni con ampia autonomia, dove le ore lunghe sono più frequenti e spesso meno visibili perché non registrate come straordinario. Per un’organizzazione ha senso rilevare le ore effettivamente lavorate per ruolo, includere dirigenti e quadri nelle indagini sul clima e verificare se il carico è sostenibile. Strumenti strutturati come il TR-Index permettono di confrontare questi aspetti nel tempo e tra gruppi di lavoro.