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30 Settembre 2026

Orari lunghi: il 6,9% degli italiani lavora 49 ore o più a settimana. Tra i manager quasi uno su tre

Nel 2025 il 6,9% degli occupati italiani lavorava abitualmente 49 ore o più a settimana, contro il 6,2% in Europa. Il divario viene da autonomi e manager: tra i dipendenti la quota italiana è sotto la media UE.

Quarantanove ore a settimana è la soglia che le statistiche europee usano per misurare gli orari di lavoro lunghi: oltre il limite medio di 48 ore fissato dalla direttiva europea sull’orario di lavoro, e ben oltre la settimana tipica di 38-40 ore. In un precedente articolo abbiamo visto che l’orario medio italiano è in linea con quello europeo. Le medie però nascondono chi lavora molto di più.

Nel 2025 in Italia lavorava abitualmente 49 ore o più il 6,9% degli occupati tra 15 e 64 anni, contro il 6,2% della media UE. Il dato complessivo, però, dice poco: tra i dipendenti la quota italiana è sotto la media europea, tra i manager è molto più alta.

6,9%occupati italiani con orari di 49 ore o più (UE 6,2%)
2,6%tra i dipendenti (UE 3,2%)
31,2%tra i manager (UE 20,0%)

L’Italia poco sopra la media europea

Con il 6,9% l’Italia è 8ª su 27 Paesi. Le quote più alte si registrano in Grecia (11,6%), Francia (9,3%) e Cipro (9,0%); le più basse in Bulgaria (0,3%), Lettonia (0,9%) e Lituania (1,0%). Le differenze tra Paesi potrebbero riflettere in parte la struttura dell’economia, per esempio il peso del lavoro autonomo, che come vedremo ha orari lunghi molto più spesso del lavoro dipendente.

Occupati che lavorano abitualmente 49 ore o più a settimana, 2025
% degli occupati 15-64 anni, lavoro principale
ItaliaMedia UE-27Altri Paesi UE

024681012Grecia11,6Francia9,3Cipro9,0Portogallo8,9Belgio8,5Austria7,7Irlanda7,5Italia6,9Polonia6,7Cechia6,6Svezia6,5Slovacchia6,2Media UE-276,2Spagna6,0Lussemburgo5,9Malta5,5Finlandia5,2Paesi Bassi5,0Germania4,9Slovenia4,6Danimarca4,3Croazia2,8Ungheria2,2Estonia2,0Romania1,3Lituania1,0Lettonia0,9Bulgaria0,3

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_qoe_3a2. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Dipendenti sotto la media, ma più autonomi

Se si guarda alla posizione professionale, il quadro si capovolge. Nel 2025 la quota italiana è più bassa di quella europea in ciascuno dei tre gruppi principali: dipendenti (2,6% contro 3,2%), autonomi con dipendenti (34,7% contro 38,4%), autonomi senza dipendenti (18,0% contro 20,6%).

Posizione professionale Italia 2019 Italia 2025 UE-27 2019 UE-27 2025
Tutti gli occupati 10,1% 6,9% 8,2% 6,2%
Dipendenti 3,8% 2,6% 4,2% 3,2%
Autonomi con dipendenti 49,6% 34,7% 47,6% 38,4%
Autonomi senza dipendenti 27,5% 18,0% 27,1% 20,6%

Il valore complessivo italiano è più alto per effetto della composizione dell’occupazione: in Italia i lavoratori autonomi sono il 19,6% degli occupati tra 15 e 64 anni, contro il 12,9% nella media UE (dataset lfsa_egaps). Poiché tra gli autonomi gli orari lunghi sono molto più frequenti, il loro peso maggiore alza la media nazionale.

Un calo lungo vent’anni, molto marcato nel 2024

Dal 2005 gli orari lunghi sono diminuiti in tutta Europa. In Italia la quota è scesa dal 12,1% al 6,9%, nella media UE dall’11,5% al 6,2%. Il valore italiano è stato superiore a quello europeo in tutti gli anni tranne il 2012. Per i dipendenti, invece, l’Italia è rimasta sotto la media europea o allineata a essa in quasi tutto il periodo, con le sole eccezioni del 2021 e del 2023.

Colpisce il passaggio dal 2023 al 2024: la quota italiana è scesa di 2,0 punti (dal 9,6% al 7,6%), il calo annuo più forte della serie, concentrato tra gli autonomi (con dipendenti dal 46,0% al 36,4%). Eurostat non lo segnala come rottura di serie. Può riflettere cambiamenti reali nell’organizzazione del lavoro autonomo, ma anche effetti di misurazione: è un dato da leggere con prudenza e da confermare con le prossime rilevazioni. Nel 2021 la serie risente della revisione del questionario europeo (regolamento IESS).

Occupati e dipendenti con orari di 49 ore o più, 2005-2025
% sul totale della categoria, 15-64 anni
Italia, occupatiUE-27, occupatiLinee tratteggiate: solo dipendenti

0246810121420052010201520202025rottura di serie 20216,96,22,63,212,111,55,46,1

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_qoe_3a2. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Manager, agricoltura e commercio

La professione conta più del Paese. In Italia lavora 49 ore o più il 31,2% dei manager (UE 20,0%), il 27,5% degli addetti qualificati dell’agricoltura (UE 25,0%) e l’8,6% delle professioni del commercio e dei servizi (UE 5,4%). Tra gli impiegati la quota è sotto l’1%.

Il divario sui manager è il più ampio e riguarda anche le donne: il 21,2% delle manager italiane lavora 49 ore o più, contro il 12,2% in Europa. Nel complesso gli orari lunghi restano soprattutto maschili (9,2% degli uomini occupati, 3,8% delle donne). Il dataset non consente di distinguere i settori: per PA, sanità e istruzione l’indicazione più vicina sono le professioni intellettuali, che comprendono medici e insegnanti, dove l’Italia è in linea con l’Europa (6,2% contro 6,3%).

Occupati con orari di 49 ore o più per professione, 2025
% degli occupati 15-64 anni in ciascun grande gruppo professionale (ISCO-08)
ItaliaUE-27

05101520253035Manager31,220,0Agricoltura qualificata27,525,0Commercio e servizi8,65,4Artigiani e operai spec.7,06,6Professioni intellettuali6,26,3Conduttori di impianti5,96,6Professioni tecniche5,14,5Professioni non qualificate2,71,7Impiegati0,91,1

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_qoe_3a2. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Cosa significa per le organizzazioni

Gli orari prolungati riducono il tempo di recupero e sono tra i fattori di contenuto del lavoro da considerare nella valutazione dello stress lavoro-correlato prevista dal D.Lgs. 81/2008, insieme al carico e ai ritmi. Per i dipendenti, inoltre, il D.Lgs. 66/2003 fissa in 48 ore la durata media massima settimanale, straordinari compresi.

I dati indicano dove guardare: i ruoli di responsabilità e le posizioni con ampia autonomia, dove le ore lunghe sono più frequenti e spesso meno visibili perché non registrate come straordinario. Per un’organizzazione ha senso rilevare le ore effettivamente lavorate per ruolo, includere dirigenti e quadri nelle indagini sul clima e verificare se il carico è sostenibile. Strumenti strutturati come il TR-Index permettono di confrontare questi aspetti nel tempo e tra gruppi di lavoro.