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23 Settembre 2026

Il benessere al lavoro in Italia in 12 indicatori: dove siamo forti e dove restiamo indietro

Sei mesi di analisi sui dati europei riassunti in una tabella. L'Italia fa meglio della media UE su 2 indicatori e peggio su 7. I punti deboli: flessibilità degli orari, lavoro da remoto, part-time involontario, età della PA.

Da marzo abbiamo pubblicato ogni settimana un’analisi su un aspetto del benessere al lavoro, usando i dati ufficiali di Eurostat: rischi psicosociali, tempi di lavoro, conciliazione, sicurezza, formazione, composizione del personale. È il momento di mettere insieme i risultati.

La tabella che segue riassume dodici indicatori, confrontando il valore italiano con la media dell’Unione europea. Su 2 l’Italia fa meglio della media, su 7 peggio, su 3 è sostanzialmente in linea (differenza non superiore a un punto). La valutazione tiene conto della direzione: per alcuni indicatori un valore alto è positivo (autonomia, formazione), per altri è negativo (pressione, part-time involontario).

2indicatori in cui l'Italia fa meglio della media UE
7indicatori in cui fa peggio
7,2/10soddisfazione per il lavoro (UE 7,4)
Indicatore Italia UE-27 Differenza (punti) Posizione Valutazione
Esposti a rischi psicosociali (2020) 39,1% 44,6% −5,5 20ª/27 meglio
Spesso o sempre sotto pressione (2019) 33,7% 34,7% −1,0 15ª/27 in linea
Autonomia su contenuto e ordine dei compiti (2019) 60,6% 47,8% +12,8 3ª/27 meglio
Orario deciso dall’azienda (2019) 71,3% 59,2% +12,1 7ª/27 peggio
Contattati più volte nel tempo libero (2019) 16,3% 16,3% +0,0 15ª/27 in linea
Lavoro abituale il sabato (2025) 29,9% 20,5% +9,4 4ª/27 peggio
Lavoro abituale da casa (2025) 2,7% 8,8% −6,1 24ª/27 peggio
Adulti in formazione, ultime 4 settimane (2025) 10,8% 13,7% −2,9 19ª/27 peggio
Part-time involontario (2025) 51,0% 17,8% +33,2 2ª/27 peggio
Dipendenti a termine (2025) 13,6% 12,7% +0,9 8ª/27 in linea
Donne tra i manager (2025) 29,0% 36,4% −7,4 25ª/26 peggio
Over 50 nella pubblica amministrazione (2025) 54,0% 40,0% +14,0 1ª/27 peggio

I punti di forza

Il principale punto di forza italiano è l’autonomia nel lavoro: il 60,6% degli occupati ha voce sul contenuto e sull’ordine dei propri compiti, uno dei valori più alti d’Europa. Anche l’esposizione dichiarata ai rischi psicosociali è più bassa della media, anche se, come abbiamo visto, questo dato potrebbe riflettere in parte una minore consapevolezza del tema.

La pressione dei tempi e i contatti di lavoro nel tempo libero sono in linea con la media europea. Sul fronte della sicurezza, i dati 2024 confermano il calo degli infortuni non mortali, mentre il tasso di infortuni mortali resta più alto della media UE (2,61 contro 2,10 ogni 100mila occupati).

Differenza tra Italia e media UE su 12 indicatori
punti percentuali (valore Italia meno valore UE-27)

Part-time involontario33,2Over 50 nella PA14,0Autonomia sui compiti12,8Orario rigido12,1Lavoro il sabato9,4Contratti a termine0,9Contatti fuori orario0,0Pressione dei tempi-1,0Adulti in formazione-2,9Rischi psicosociali-5,5Lavoro da casa-6,1Donne manager-7,4

Fonte: Eurostat, dataset vari (vedi tabella). Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.
Sei indicatori a confronto
valori in %; ultimo anno disponibile
ItaliaUE-27

0204060806148Autonomia suicompiti7159Orario rigido3020Lavoro il sabato39Lavoro da casa5118Part-timeinvolontario5440Over 50 nella PA

Fonte: Eurostat, dataset lfso_19mtwk23, lfso_19fxwt01, lfsa_ewpsat, lfsa_ehomp, lfsa_eppgai, lfsa_egan2. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

I punti deboli

Le distanze più ampie riguardano l’organizzazione del tempo e la composizione del personale. Il part-time involontario (51,0% contro 17,8%) e l’età della pubblica amministrazione (54,0% di over 50 contro 40,0%) sono i due valori più lontani dalla media europea.

Seguono la scarsa flessibilità degli orari, decisi dall’azienda per il 71,3% degli occupati, il lavoro nel fine settimana, la scarsa diffusione del lavoro da casa, la bassa presenza di donne nel management e una partecipazione alla formazione degli adulti ancora sotto la media.

Cosa ne ricavano le organizzazioni

Questi dati descrivono il Paese, non le singole organizzazioni. Ma indicano dove, in media, si concentrano i margini di miglioramento: la flessibilità dei tempi, la qualità dei contratti, il ricambio generazionale, le pari opportunità di carriera. Sono tutti ambiti in cui le scelte organizzative contano quanto le norme.

Il passo successivo è misurare gli stessi aspetti all’interno della propria organizzazione, con uno strumento strutturato e ripetuto nel tempo. Solo così il confronto con i dati nazionali diventa un’indicazione concreta su dove intervenire. Le analisi di BenessereOrganizzativo continueranno ogni mercoledì.