Si lavora troppo? È una delle domande più ricorrenti nel dibattito sul benessere al lavoro, e anche una di quelle a cui è più facile rispondere con i dati. La Rilevazione europea sulle forze di lavoro misura le ore abitualmente lavorate nella settimana nel lavoro principale.
Nel 2025 un dipendente italiano a tempo pieno lavorava abitualmente 38,9 ore a settimana. La media europea è di 39,5 ore. L’Italia è 22ª su 27 Paesi: l’orario abituale è più corto che nella maggior parte d’Europa.
Differenze contenute tra Paesi
Le differenze tra Paesi sono di poche ore. Le settimane più lunghe si registrano a Cipro (41,3 ore), in Svezia (40,9) e a Malta (40,7); le più corte nei Paesi Bassi (37,9), in Danimarca (38,0) e in Finlandia (38,3).
Anche un’ora in più o in meno a settimana, però, si traduce in circa 45 ore all’anno, più di una settimana lavorativa. Inoltre le medie nazionali nascondono gruppi con orari molto più lunghi: dirigenti, liberi professionisti, lavoratori con straordinari frequenti.
Il tempo pieno è stabile, il totale cresce
Per i dipendenti a tempo pieno l’orario italiano è rimasto quasi fermo nell’ultimo decennio, intorno alle 39 ore. Quello europeo è sceso lentamente, da 40,1 a 39,5 ore.
Se si considerano tutti i dipendenti, compresi quelli a tempo parziale, l’orario medio italiano è salito da 35,5 ore nel 2013 a 36,3 nel 2025, avvicinandosi alla media europea (36,4). Una delle ragioni possibili è la riduzione del part-time involontario, di cui parleremo in un prossimo approfondimento.
Quantità e qualità del tempo
Per il benessere organizzativo il numero di ore conta meno della loro distribuzione e del controllo che la persona ha su di esse. Un orario di 38 ore rigido, con rientri obbligati e poca possibilità di adattamento, può essere più faticoso di un orario più lungo ma flessibile.
È qui che l’Italia mostra il suo punto debole: come abbiamo visto in un precedente articolo, per oltre il 70% degli occupati italiani l’orario è deciso principalmente dall’azienda. La leva su cui lavorare è quindi la flessibilità, più che la riduzione dell’orario.