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24 Giugno 2026

Lavoro da casa: in Italia è abituale solo per il 2,7% degli occupati, contro l’8,8% in Europa

Nel 2025 appena il 2,7% degli italiani lavora abitualmente da casa, meno che prima della pandemia. Contando anche chi lo fa qualche volta si arriva all'8,2%, contro il 23,0% europeo.

Durante la pandemia il lavoro da casa è diventato per milioni di persone un’esperienza quotidiana. Cinque anni dopo, quanto ne è rimasto? La Rilevazione europea sulle forze di lavoro distingue tra chi lavora da casa abitualmente, cioè almeno metà dei giorni lavorativi, e chi lo fa qualche volta.

Nel 2025 lavorava abitualmente da casa il 2,7% degli occupati italiani tra 15 e 64 anni, contro l’8,8% della media europea. Un altro 5,5% lo faceva qualche volta (UE 14,2%). In totale, il lavoro da casa riguarda in Italia l’8,2% degli occupati; in Europa il 23,0%.

2,7%occupati italiani che lavorano abitualmente da casa, 2025
8,8%media UE-27
8,2%abitualmente o qualche volta (UE 23,0%)

L’Italia in fondo alla classifica

Per il lavoro abituale da casa l’Italia è 24ª su 27 Paesi. Dietro ci sono solo Grecia (2,3%), Bulgaria (1,4%) e Romania (1,3%). In testa Finlandia (20,5%), Irlanda (19,2%), Belgio (13,2%) e Germania (13,0%).

Contano la struttura produttiva, la dimensione delle imprese e la diffusione delle professioni d’ufficio, ma anche la cultura organizzativa: il lavoro da remoto richiede un management basato sugli obiettivi più che sulla presenza.

Occupati che lavorano abitualmente da casa, 2025
% degli occupati 15-64 anni
ItaliaMedia UE / area euroAltri

Finlandia20,5%Irlanda19,2%Belgio13,2%Germania13,0%Malta12,5%Svezia12,4%Estonia11,6%Paesi Bassi11,3%Lussemburgo11,2%Francia11,1%Austria10,8%Portogallo8,9%UE-278,8%Lettonia8,5%Spagna7,9%Danimarca7,6%Slovenia7,3%Slovacchia7,3%Cechia6,6%Polonia6,1%Lituania5,1%Croazia4,7%Cipro4,2%Ungheria4,1%Italia2,7%Grecia2,3%Bulgaria1,4%Romania1,3%

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_ehomp. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Dal picco del 2020 a oggi

La serie italiana racconta una parabola. Prima della pandemia il lavoro abituale da casa era fermo tra il 3% e il 3,6%. Nel 2020 è salito al 12,2%, poi è sceso ogni anno fino al 2,7% del 2025, un valore più basso di quello del 2019 (3,6%).

Nello stesso periodo è però cresciuto il lavoro da casa occasionale, passato dall’1,1% del 2019 al 5,5% del 2025. È il segno del modello ibrido: pochi giorni al mese da remoto, il resto in sede. In Europa la tendenza è simile, ma su livelli molto più alti: il lavoro occasionale da casa riguarda il 14,2% degli occupati.

Occupati che lavorano da casa, 2011-2025
% degli occupati 15-64 anni
Italia, abitualmenteUE-27, abitualmenteItalia, qualche voltaUE-27, qualche volta

0,02,55,07,510,012,515,02011201320152017201920212023202514,28,85,52,7

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_ehomp. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Lavoro agile e benessere

Il lavoro agile, regolato in Italia dalla legge 81/2017, non è di per sé una misura di benessere. Può migliorare la conciliazione e ridurre i tempi di spostamento, ma può anche aumentare l’isolamento e rendere più sfumato il confine con il tempo libero. Gli effetti dipendono da come viene organizzato.

Per questo nelle indagini sul benessere organizzativo conviene confrontare le risposte di chi lavora in modalità agile con quelle di chi è sempre in sede, su temi come carico di lavoro, relazioni con i colleghi, chiarezza degli obiettivi e senso di appartenenza.