Il rischio psicosociale non è un concetto astratto: quando non viene gestito, si trasforma in problemi di salute. La rilevazione europea del 2020 chiedeva a chi lavora, o ha lavorato, se negli ultimi dodici mesi ha avuto un problema di salute causato o aggravato dal lavoro e, in caso affermativo, di che tipo.
In Italia, tra chi ha avuto un problema di questo tipo, il 15,6% indica come problema principale stress, depressione o ansia. Nella media europea la quota è del 18,6%. È la seconda voce dopo i disturbi muscolo-scheletrici, che da soli valgono quasi due casi su tre.
Cosa fa ammalare chi lavora
La distribuzione per tipo di problema è simile in Italia e in Europa. I disturbi muscolo-scheletrici (schiena, collo, arti superiori) sono di gran lunga i più frequenti: 64,4% in Italia, 60,0% nella media UE. Poi vengono stress, depressione e ansia. Tutti gli altri disturbi (mal di testa e affaticamento visivo, problemi polmonari, cardiovascolari) restano sotto il 7%.
Le due voci principali sono spesso collegate: carichi di lavoro elevati, ritmi serrati e poche pause aumentano sia la tensione psicologica sia i disturbi fisici. Una valutazione dei rischi che le tratta separatamente rischia di non vedere la causa comune.
Il confronto europeo
La quota di problemi legati alla salute mentale varia molto tra Paesi: dal 47,8% di Malta e 45,2% della Svezia fino al 5,4% della Slovacchia. L’Italia è 14ª su 26 Paesi con dati disponibili (manca la Germania). Anche qui, come per l’esposizione ai rischi, i valori più alti si trovano spesso nei Paesi con una cultura della prevenzione più matura, dove il disagio psicologico viene riconosciuto più facilmente come legato al lavoro.
Un peso stabile nel tempo
Nelle tre edizioni della rilevazione la quota italiana è passata dal 20,1% del 2007 al 15,3% del 2013 e al 15,6% del 2020. Nello stesso periodo i disturbi muscolo-scheletrici sono saliti dal 49,5% al 64,4%. I confronti nel tempo vanno presi con cautela, perché il questionario è cambiato tra un’edizione e l’altra, ma indicano che, dopo il calo tra il 2007 e il 2013, la quota legata alla salute mentale è rimasta stabile.
Le implicazioni pratiche
Per un’organizzazione questi dati hanno una conseguenza concreta: il disagio psicologico legato al lavoro è una delle prime cause di problemi di salute, e quindi di assenze e di calo delle prestazioni. Trattarlo come un tema di benessere individuale, da affidare solo a iniziative volontarie, significa sottovalutarlo.
La valutazione dello stress lavoro-correlato serve proprio a collegare i sintomi alle cause organizzative: carichi, ruoli poco chiari, conflitti, scarso supporto. Ripetuta nel tempo con lo stesso strumento, permette anche di verificare se le misure adottate hanno funzionato.