La pressione dei tempi è il rischio psicosociale più citato dai lavoratori europei. Ma quanto è frequente? A questa domanda risponde il modulo 2019 della rilevazione europea sulle forze di lavoro, che chiedeva agli occupati con quale frequenza lavorano sotto pressione per rispettare scadenze o ritmi: sempre, spesso, a volte o mai.
In Italia il 33,7% degli occupati risponde «spesso» o «sempre», e il 9,1% dice «sempre». La media europea è quasi identica: 34,7% e 10,5%. Chi non lavora mai sotto pressione è il 19,4% in Italia e il 21,4% in Europa.
La classifica europea
La quota più alta si registra in Grecia (47,9%), Malta (46,0%) e Cechia (45,6%). La più bassa in Estonia (23,7%), Spagna (24,3%) e Paesi Bassi (26,0%). L’Italia è 15ª su 27, esattamente a metà classifica. La Germania, con il 42,0%, è tra i Paesi dove la pressione è più diffusa.
Dove la pressione è più forte
Il dato medio nasconde grandi differenze tra settori. In Italia la pressione è massima nella finanza e assicurazioni (50,1%, contro il 42,5% europeo), seguita da informazione e comunicazione (42,5%) e dai servizi professionali (41,0%). In tutti questi comparti il valore italiano è più alto di quello europeo.
Il blocco che comprende pubblica amministrazione, istruzione e sanità è al 36,9%, poco sopra la media nazionale e in linea con l’Europa (35,8%). Industria (30,9%) e costruzioni (31,5%) sono invece sotto la media europea.
Pressione non è sempre stress
Lavorare con scadenze strette non è di per sé un rischio. Diventa un problema quando è la norma, quando si combina con scarsa autonomia sul modo di organizzarsi e quando manca il supporto di colleghi e responsabili. È lo schema noto in letteratura come modello domanda-controllo: alta domanda e basso controllo sono la combinazione più dannosa.
Per un’organizzazione la domanda utile non è quindi solo «quanta pressione c’è», ma «chi la subisce senza poterla governare». In un questionario sul benessere organizzativo, incrociare le domande sul carico con quelle sull’autonomia e sul supporto permette di individuare i gruppi più a rischio.