Quanto sono soddisfatti gli italiani del proprio lavoro? L’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC) lo ha chiesto nel 2023 con una domanda semplice: su una scala da 0 a 10, quanto è soddisfatto del suo lavoro attuale?
Il voto medio degli occupati italiani è 7,2, contro 7,4 nella media europea. Non è una bocciatura, ma è un risultato nella parte bassa della classifica: solo Bulgaria, Grecia, Francia hanno un voto più basso.
Una scala stretta
I punteggi medi sono molto vicini tra loro: dal 6,2 della Bulgaria al 7,9 di Finlandia, Romania e Cipro. È una caratteristica tipica di questo tipo di domande, in cui le risposte tendono a concentrarsi nella parte alta della scala. Anche pochi decimi di punto, quindi, possono segnalare differenze nella distribuzione delle risposte.
Accanto all’Italia, con lo stesso punteggio, ci sono Germania (7,2) e Lussemburgo (7,2). La Francia è a 7,1, la Spagna a 7,3.
Dove l’Italia perde terreno
Il divario con l’Europa non è uniforme. Tra i laureati il voto italiano è identico a quello europeo (7,5), e lo stesso vale per i diplomati (7,3). La differenza si concentra tra chi ha al massimo la licenza media: 6,9 in Italia contro 7,1 in Europa.
Per età, i giovani italiani tra 16 e 29 anni sono soddisfatti quanto i coetanei europei (7,4); gli adulti un decimo di punto meno. Tra uomini e donne la differenza è minima: 7,2 e 7,3.
Soddisfazione e benessere organizzativo
La soddisfazione per il lavoro è il risultato di molti fattori: retribuzione, stabilità, contenuto del lavoro, relazioni, possibilità di crescita. Un voto medio non dice quale fattore pesa di più, ed è per questo che le indagini sul benessere organizzativo misurano separatamente le diverse dimensioni.
Il dato europeo è comunque un riferimento utile. Un’organizzazione che rileva la soddisfazione con una scala da 0 a 10 può confrontare il proprio risultato con la media nazionale: un valore sensibilmente più basso di 7 segnala un problema da approfondire.