Il lavoro in orari atipici, la sera e la notte, è una delle condizioni che più incidono sulla salute e sulla vita familiare. Il lavoro notturno, in particolare, altera i ritmi sonno-veglia ed è associato a disturbi del sonno, affaticamento e maggiore rischio di errori.
Secondo la Rilevazione europea sulle forze di lavoro, nel 2025 lavorava abitualmente di sera il 9,2% degli occupati italiani tra 15 e 64 anni (UE 12,0%) e abitualmente di notte il 4,2% (UE 4,1%). Se si aggiungono quelli che lo fanno qualche volta, le quote salgono al 16,4% per la sera e al 8,7% per la notte.
Italia sotto la media per il lavoro serale
Per il lavoro serale abituale l’Italia è 20ª su 27 Paesi, sotto la media europea. Il valore più alto è di gran lunga quello della Grecia (33,2%); seguono Finlandia (21,1%) e Lussemburgo (16,6%).
Per il lavoro notturno abituale l’Italia (4,2%) è invece in linea con la media europea (4,1%). I valori più alti sono in Slovacchia (10,8%) e a Malta (10,5%).
Un cambiamento nella misura
Le serie storiche italiane mostrano un calo del lavoro serale e notturno abituale, accompagnato da un aumento di quello saltuario. Tra il 2019 e il 2025 il lavoro serale abituale è passato dal 16,3% al 9,2%, mentre quello occasionale è salito dal 4,8% al 7,2%.
Una parte di questo spostamento dipende dal nuovo regolamento europeo sulla rilevazione delle forze di lavoro, in vigore dal 2021, che ha modificato il questionario. Dal 2021, inoltre, queste domande vengono poste ogni due anni. Il confronto con gli anni precedenti va quindi fatto con cautela, mentre il confronto tra Paesi nello stesso anno resta valido.
Cosa implica per l’organizzazione del lavoro
Per le organizzazioni che lavorano su più turni, come ospedali, trasporti, vigilanza, servizi di emergenza, il lavoro notturno è un fattore di rischio da valutare in modo specifico. Il D.Lgs. 66/2003 prevede per i lavoratori notturni limiti di orario e controlli sanitari periodici.
Dal punto di vista del benessere organizzativo contano anche la prevedibilità dei turni, il preavviso con cui vengono comunicati e la possibilità di scambiarli. Sono aspetti che un’indagine interna può misurare con poche domande mirate.