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27 Maggio 2026

Lavoro serale e notturno: in Italia riguarda abitualmente il 9,2% e il 4,2% degli occupati

Nel 2025 il 9,2% degli occupati italiani lavora abitualmente di sera (UE 12,0%) e il 4,2% di notte (UE 4,1%). Contando anche chi lo fa saltuariamente, la sera coinvolge un italiano su sei.

Il lavoro in orari atipici, la sera e la notte, è una delle condizioni che più incidono sulla salute e sulla vita familiare. Il lavoro notturno, in particolare, altera i ritmi sonno-veglia ed è associato a disturbi del sonno, affaticamento e maggiore rischio di errori.

Secondo la Rilevazione europea sulle forze di lavoro, nel 2025 lavorava abitualmente di sera il 9,2% degli occupati italiani tra 15 e 64 anni (UE 12,0%) e abitualmente di notte il 4,2% (UE 4,1%). Se si aggiungono quelli che lo fanno qualche volta, le quote salgono al 16,4% per la sera e al 8,7% per la notte.

9,2%occupati italiani che lavorano abitualmente di sera
4,2%abitualmente di notte
16,4%di sera almeno qualche volta (UE 30,9%)

Italia sotto la media per il lavoro serale

Per il lavoro serale abituale l’Italia è 20ª su 27 Paesi, sotto la media europea. Il valore più alto è di gran lunga quello della Grecia (33,2%); seguono Finlandia (21,1%) e Lussemburgo (16,6%).

Per il lavoro notturno abituale l’Italia (4,2%) è invece in linea con la media europea (4,1%). I valori più alti sono in Slovacchia (10,8%) e a Malta (10,5%).

Occupati che lavorano abitualmente di sera, 2025
% degli occupati 15-64 anni
ItaliaMedia UE / area euroAltri

Grecia33,2%Finlandia21,1%Lussemburgo16,6%Slovacchia16,3%Estonia15,8%Malta15,6%Spagna15,4%Germania14,6%Slovenia14,5%Irlanda14,4%Paesi Bassi14,3%Romania14,3%Danimarca13,4%Belgio13,0%Portogallo12,1%UE-2712,0%Svezia11,7%Croazia10,0%Cipro9,8%Austria9,7%Italia9,2%Lettonia8,9%Cechia8,4%Francia8,3%Ungheria8,3%Bulgaria7,4%Polonia5,3%Lituania5,2%

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_ewpeve. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Un cambiamento nella misura

Le serie storiche italiane mostrano un calo del lavoro serale e notturno abituale, accompagnato da un aumento di quello saltuario. Tra il 2019 e il 2025 il lavoro serale abituale è passato dal 16,3% al 9,2%, mentre quello occasionale è salito dal 4,8% al 7,2%.

Una parte di questo spostamento dipende dal nuovo regolamento europeo sulla rilevazione delle forze di lavoro, in vigore dal 2021, che ha modificato il questionario. Dal 2021, inoltre, queste domande vengono poste ogni due anni. Il confronto con gli anni precedenti va quindi fatto con cautela, mentre il confronto tra Paesi nello stesso anno resta valido.

Lavoro serale e notturno abituale, 2011-2025
% degli occupati 15-64 anni; serie biennale dal 2021
Italia, seraUE-27, seraItalia, notteUE-27, notte

5101520201120132015201720192021202512,09,24,24,1

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_ewpeve, lfsa_ewpnig. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Cosa implica per l’organizzazione del lavoro

Per le organizzazioni che lavorano su più turni, come ospedali, trasporti, vigilanza, servizi di emergenza, il lavoro notturno è un fattore di rischio da valutare in modo specifico. Il D.Lgs. 66/2003 prevede per i lavoratori notturni limiti di orario e controlli sanitari periodici.

Dal punto di vista del benessere organizzativo contano anche la prevedibilità dei turni, il preavviso con cui vengono comunicati e la possibilità di scambiarli. Sono aspetti che un’indagine interna può misurare con poche domande mirate.