La settimana lavorativa corta, dal lunedì al venerdì, è per molti italiani ancora un traguardo. Secondo la Rilevazione europea sulle forze di lavoro, nel 2025 il 29,9% degli occupati italiani tra 15 e 64 anni lavorava abitualmente il sabato, contro il 20,5% della media europea.
Solo Grecia (40,8%), Malta (31,7%) e Cipro (31,5%) hanno quote più alte. All’estremo opposto ci sono Lituania (3,8%), Ungheria (6,6%) e Polonia (7,3%).
Perché in Italia si lavora di più il sabato
Diversi fattori spiegano il dato. Il primo è la struttura produttiva: in Italia pesano molto il commercio al dettaglio, la ristorazione, il turismo e il lavoro autonomo, tutti settori in cui il sabato è una giornata piena. Il secondo è l’organizzazione dell’orario in alcuni comparti, dove la settimana su sei giorni è ancora diffusa, per esempio in una parte delle scuole.
La domenica il quadro cambia: il 12,4% degli italiani lavora abitualmente la domenica, poco sopra la media europea (11,2%). Il lavoro domenicale riguarda soprattutto i servizi essenziali e il commercio, e qui la distanza dall’Europa è piccola.
La tendenza
Il lavoro abituale al sabato è in calo sia in Italia sia in Europa. Nel 2019 riguardava il 35,8% degli italiani, nel 2025 il 29,9%. Anche in questo caso il confronto nel tempo va fatto con cautela per le modifiche al questionario introdotte nel 2021; il divario con la media europea, però, resta intorno ai dieci punti.
Il fine settimana come fattore di benessere
Il lavoro nel fine settimana riduce il tempo condiviso con familiari e amici, che è una delle principali risorse di recupero. Per questo nelle indagini sul benessere organizzativo è utile rilevarlo insieme alla prevedibilità dei turni e alla possibilità di compensare con giorni di riposo infrasettimanali.
Dove il servizio richiede l’apertura il sabato, una rotazione equa e comunicata con anticipo è spesso più importante del numero di sabati lavorati.