Se sugli infortuni non mortali l’Italia registra tassi più bassi della media europea, per quelli mortali il quadro si rovescia. Nel 2023, secondo le Statistiche europee sugli infortuni sul lavoro (ESAW), il tasso italiano è stato di 2,59 morti ogni 100mila occupati, contro 2,09 nella media UE.
In valore assoluto, la statistica europea conta per l’Italia 473 infortuni mortali nel 2023, su un totale di 3322 nell’Unione. I morti sul lavoro in Italia sono quindi circa il 14% di quelli europei.
Perché il confronto è più affidabile
Per gli infortuni mortali i problemi di sotto-denuncia sono molto minori: un decesso sul lavoro viene quasi sempre registrato. Per questo il confronto tra Paesi è più solido rispetto a quello sugli infortuni non mortali, anche se restano differenze nella struttura produttiva (più o meno costruzioni, agricoltura, trasporti).
I tassi più alti si registrano in Lettonia (4,52), Bulgaria (4,43) e Francia (4,36). I più bassi nei Paesi Bassi (0,52), in Germania (0,92) e in Danimarca (1,35). L’Italia è 12ª su 27: nella metà alta della classifica.
Un divario che non si chiude
In tutti gli anni dal 2012 al 2023 il tasso italiano è stato più alto di quello europeo. La media UE è scesa in modo abbastanza regolare, da 2,67 a 2,09. Il dato italiano è più irregolare: dopo un calo fino al 2,42 del 2017, è risalito a 3,15 nel 2021 per poi tornare intorno a 2,5-2,6.
Il picco del 2020-2021 è legato anche alla pandemia: in Italia i contagi da Covid-19 contratti in occasione di lavoro sono stati trattati come infortuni. Nel 2020 la statistica europea registra per l’Italia 776 morti sul lavoro, contro i 491 del 2019.
Perché i numeri non coincidono con quelli INAIL
Chi segue il tema conosce i dati INAIL, che riportano cifre più alte. La differenza dipende dal perimetro: la statistica europea esclude gli infortuni in itinere, cioè quelli nel tragitto casa-lavoro, e segue criteri armonizzati per decidere quali casi includere. I due dati misurano quindi fenomeni in parte diversi e non vanno sommati né confrontati direttamente.
Per le organizzazioni il messaggio non cambia: la prevenzione degli infortuni gravi resta la priorità. Formazione, manutenzione, procedure e soprattutto un clima in cui si possono segnalare i rischi senza timore sono le leve su cui lavorare.