La sicurezza è la base del benessere organizzativo: prima ancora del clima e della motivazione, un’organizzazione deve garantire che chi lavora torni a casa integro. Eurostat raccoglie ogni anno i dati sugli infortuni sul lavoro di tutti i Paesi UE secondo una metodologia comune, le Statistiche europee sugli infortuni sul lavoro (ESAW).
Nel 2023 in Italia si sono registrati 1.281 infortuni non mortali ogni 100mila occupati nei settori coperti dalla statistica. La media europea è di 1.500. Si considerano gli infortuni che hanno causato almeno quattro giorni di assenza dal lavoro; sono esclusi quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro.
Una classifica da leggere con cautela
L’Italia è 11ª su 27 Paesi. I tassi più alti si registrano in Portogallo (2.967), Spagna (2.690) e Francia (2.562); i più bassi in Grecia (146), Bulgaria (92) e Romania (63).
Le differenze così ampie non dipendono solo dalla sicurezza effettiva dei luoghi di lavoro. Contano molto i sistemi di assicurazione e di denuncia: nei Paesi dove l’infortunio è coperto da un’assicurazione specifica e ben indennizzato, come in Francia, Spagna o Italia, la propensione a denunciarlo è più alta. Nei Paesi dell’Est e in Grecia i valori molto bassi riflettono in buona parte una sotto-denuncia. Per questo il confronto tra Paesi va fatto con prudenza.
Il calo di lungo periodo
Più affidabile del confronto tra Paesi è l’andamento nel tempo, perché i sistemi di rilevazione nazionali cambiano poco da un anno all’altro. Tra il 2012 e il 2023 il tasso italiano è sceso da 1.664 a 1.281 ogni 100mila occupati (−23%). La media europea è calata del 19%.
Il 2020 segna un crollo in tutti i Paesi, dovuto ai lockdown e alla riduzione delle attività. Nel 2021 i tassi sono risaliti, senza però tornare ai livelli pre-pandemia. Germania e Italia restano su una tendenza di fondo in calo; Spagna e Francia su livelli molto più alti.
Cosa non dicono questi numeri
Il perimetro della statistica europea comprende agricoltura, industria, costruzioni e servizi di mercato, ma non la pubblica amministrazione, l’istruzione e la sanità. Sono settori in cui gli infortuni sono in media meno frequenti, ma dove pesano di più altri rischi, come le aggressioni al personale e lo stress.
Per un’organizzazione il tasso nazionale è un riferimento, non un obiettivo. Il dato utile è il proprio andamento nel tempo, letto insieme ai quasi-infortuni e alle segnalazioni dei lavoratori. Un clima in cui le persone segnalano i rischi senza timore è uno dei migliori indicatori di prevenzione.