Email la sera, telefonate nel fine settimana, messaggi sulle chat di gruppo: con la diffusione degli strumenti digitali il confine tra lavoro e tempo libero è diventato più sottile. In Italia il diritto alla disconnessione è previsto per il lavoro agile dalla legge 81/2017, che chiede all’accordo individuale di indicare le misure per garantirlo.
Quanto è diffuso il fenomeno? Il modulo 2019 della rilevazione europea sulle forze di lavoro chiedeva agli occupati se, negli ultimi due mesi, fossero stati contattati per lavoro durante il tempo libero. In Italia il 16,3% risponde «più volte», esattamente come la media europea (16,3%). Per il 8,1% il contatto richiedeva un’azione immediata, prima del giorno lavorativo successivo.
Più contatti dove si lavora in modo più flessibile
La classifica è guidata da Finlandia (35,3%), Svezia (32,3%) e Paesi Bassi (29,8%). Sono i Paesi con la maggiore diffusione del lavoro da remoto e degli orari flessibili. In fondo ci sono Lituania (4,0%), Romania (5,0%) e Cechia (7,7%).
È lo stesso schema che si osserva per l’autonomia sugli orari: dove il lavoro è più flessibile, il tempo libero è anche più esposto a interruzioni. La flessibilità ha un costo, se non è accompagnata da regole chiare su quando si è raggiungibili.
Il caso italiano
In Italia circa la metà dei contatti ripetuti (8,1 punti su 16,3) richiede un intervento immediato. È la situazione più impegnativa, perché obbliga a interrompere il tempo libero. La quota di chi non viene mai contattato (53,0%) è un po’ più bassa della media europea (56,5%): il fenomeno riguarda una parte ampia della forza lavoro, anche se con frequenza variabile.
Il dato è del 2019, cioè precedente alla grande diffusione del lavoro da remoto durante la pandemia. È ragionevole pensare che oggi il fenomeno sia più esteso, ma una nuova misura comparabile non è ancora disponibile.
Cosa possono fare le organizzazioni
Il diritto alla disconnessione funziona se diventa pratica organizzativa: fasce orarie di reperibilità definite, regole condivise sull’uso delle chat, responsabili che danno l’esempio non inviando richieste fuori orario. Senza queste regole la norma resta sulla carta.
In un’indagine sul benessere organizzativo, una domanda sulla frequenza dei contatti fuori orario e sull’aspettativa di risposta rapida aiuta a capire se il problema esiste, in quali uffici e con quale intensità.