Quante persone si ammalano a causa del lavoro? La domanda è semplice, la risposta molto meno. Il modulo 2020 della Rilevazione europea sulle forze di lavoro ha chiesto a chi lavora o ha lavorato se, negli ultimi dodici mesi, ha avuto un problema di salute fisica o mentale causato o aggravato dal lavoro.
In Italia ha risposto sì il 5,4% delle persone tra 15 e 64 anni. Nella media europea la quota è del 10,3%, quasi il doppio. L’Italia è 18ª su 27 Paesi.
Differenze troppo ampie per essere solo reali
La classifica va dal 36,6% della Polonia e dal 25,7% della Finlandia fino al 1,8% della Lituania e al 2,0% di Malta. Differenze di questa ampiezza difficilmente riflettono solo condizioni di lavoro diverse. Contano la formulazione della domanda nelle varie lingue, il modo in cui l’intervista è stata condotta e, verosimilmente, la consapevolezza del legame tra lavoro e salute.
Dove il tema è molto discusso, come nei Paesi nordici, le persone collegano più facilmente un mal di schiena o un periodo di ansia al proprio lavoro. Dove se ne parla meno, lo stesso disturbo viene attribuito ad altre cause.
Più esposizione, più problemi? Solo in parte
Se il dato riflettesse solo le condizioni di lavoro, ci aspetteremmo che i Paesi dove più persone si dichiarano esposte a rischi psicosociali siano anche quelli con più problemi di salute. Il grafico mostra che il legame esiste ma è debole: alcuni Paesi con alta esposizione dichiarata hanno pochi problemi di salute e viceversa. Il punto isolato in alto è la Polonia ({n(d[‘PL’])}%).
L’Italia si colloca nella zona bassa su entrambe le dimensioni: meno esposizione dichiarata e meno problemi di salute riferiti rispetto alla media europea.
Cosa ne ricava un’organizzazione
Il confronto tra Paesi insegna una cosa utile anche dentro un’organizzazione: un numero basso di segnalazioni non è necessariamente una buona notizia. Può significare che i rischi sono sotto controllo, ma anche che le persone non li riconoscono o non si sentono libere di parlarne.
Per questo gli indicatori oggettivi (assenze, infortuni, richieste di visita al medico competente) vanno sempre letti insieme ai dati raccolti direttamente dai lavoratori, con strumenti anonimi e ripetuti nel tempo. È la combinazione delle due fonti che dà un quadro affidabile.