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22 Aprile 2026

Diritto alla disconnessione: il 16,3% degli occupati italiani viene contattato più volte per lavoro nel tempo libero

Negli ultimi due mesi, il 16,3% degli italiani è stato contattato più volte per lavoro fuori orario, esattamente come la media UE. Nei Paesi nordici la quota supera il 30%.

Email la sera, telefonate nel fine settimana, messaggi sulle chat di gruppo: con la diffusione degli strumenti digitali il confine tra lavoro e tempo libero è diventato più sottile. In Italia il diritto alla disconnessione è previsto per il lavoro agile dalla legge 81/2017, che chiede all’accordo individuale di indicare le misure per garantirlo.

Quanto è diffuso il fenomeno? Il modulo 2019 della rilevazione europea sulle forze di lavoro chiedeva agli occupati se, negli ultimi due mesi, fossero stati contattati per lavoro durante il tempo libero. In Italia il 16,3% risponde «più volte», esattamente come la media europea (16,3%). Per il 8,1% il contatto richiedeva un’azione immediata, prima del giorno lavorativo successivo.

16,3%occupati italiani contattati più volte nel tempo libero
8,1%con richiesta di intervento immediato
53,0%mai contattati (UE 56,5%)

Più contatti dove si lavora in modo più flessibile

La classifica è guidata da Finlandia (35,3%), Svezia (32,3%) e Paesi Bassi (29,8%). Sono i Paesi con la maggiore diffusione del lavoro da remoto e degli orari flessibili. In fondo ci sono Lituania (4,0%), Romania (5,0%) e Cechia (7,7%).

È lo stesso schema che si osserva per l’autonomia sugli orari: dove il lavoro è più flessibile, il tempo libero è anche più esposto a interruzioni. La flessibilità ha un costo, se non è accompagnata da regole chiare su quando si è raggiungibili.

Occupati contattati più volte per lavoro nel tempo libero, 2019
% degli occupati 15-74 anni, ultimi due mesi
ItaliaMedia UE / area euroAltri

Finlandia35,3%Svezia32,3%Paesi Bassi29,8%Danimarca22,3%Austria19,4%Portogallo19,2%Belgio19,1%Slovenia18,7%Malta18,3%Croazia17,6%Bulgaria17,5%Germania17,3%Estonia16,7%Irlanda16,7%UE-2716,3%Italia16,3%Lussemburgo16,3%Polonia15,9%Francia14,4%Spagna12,7%Ungheria12,4%Lettonia12,1%Grecia10,5%Cipro10,2%Slovacchia9,8%Cechia7,7%Romania5,0%Lituania4,0%

Fonte: Eurostat, dataset lfso_19fxwt14. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.
Contatti di lavoro nel tempo libero: quanti richiedono di intervenire
% degli occupati 15-74 anni contattati più volte, ultimi due mesi, 2019
Con azione immediata richiestaSenza azione immediata

05101520258,18,2Italia9,66,7UE-2722,313,0Finlandia15,916,4Svezia17,712,1Paesi Bassi8,68,7Germania10,73,7Francia7,65,1Spagna

Fonte: Eurostat, dataset lfso_19fxwt14. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Il caso italiano

In Italia circa la metà dei contatti ripetuti (8,1 punti su 16,3) richiede un intervento immediato. È la situazione più impegnativa, perché obbliga a interrompere il tempo libero. La quota di chi non viene mai contattato (53,0%) è un po’ più bassa della media europea (56,5%): il fenomeno riguarda una parte ampia della forza lavoro, anche se con frequenza variabile.

Il dato è del 2019, cioè precedente alla grande diffusione del lavoro da remoto durante la pandemia. È ragionevole pensare che oggi il fenomeno sia più esteso, ma una nuova misura comparabile non è ancora disponibile.

Cosa possono fare le organizzazioni

Il diritto alla disconnessione funziona se diventa pratica organizzativa: fasce orarie di reperibilità definite, regole condivise sull’uso delle chat, responsabili che danno l’esempio non inviando richieste fuori orario. Senza queste regole la norma resta sulla carta.

In un’indagine sul benessere organizzativo, una domanda sulla frequenza dei contatti fuori orario e sull’aspettativa di risposta rapida aiuta a capire se il problema esiste, in quali uffici e con quale intensità.