Il divario retributivo di genere non corretto (gender pay gap) misura la differenza tra la retribuzione oraria lorda media degli uomini e quella delle donne, in percentuale di quella maschile. Eurostat lo calcola per le imprese con almeno dieci dipendenti.
Nel 2024 il divario italiano è stato del 5,3%, contro l’11,1% della media europea. L’Italia è 22ª su 27 Paesi: solo Lussemburgo, Belgio, Romania, Polonia, Malta hanno un divario più basso.
Un dato basso da leggere con attenzione
Un divario basso non significa automaticamente parità. In Italia il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi d’Europa, e le donne che lavorano sono in media più istruite e più spesso impiegate in ruoli qualificati rispetto a quelle che restano fuori dal mercato del lavoro. Questo effetto di selezione riduce il divario medio.
L’indicatore, inoltre, misura la retribuzione oraria: non tiene conto del fatto che le donne lavorano più spesso a tempo parziale e quindi guadagnano meno su base mensile e annua.
Le differenze tra settori
Il divario cambia molto tra settori. Nella sanità e assistenza sociale è del 19,8%, anche se in calo rispetto a dieci anni fa (28,3% nel 2014). Qui pesa la distribuzione dei ruoli: le posizioni apicali e meglio retribuite sono ancora più spesso ricoperte da uomini, mentre la maggioranza del personale infermieristico e di assistenza è femminile.
Nella pubblica amministrazione il divario è del 10,1%, nell’istruzione dell’8,8%. Il valore complessivo italiano, pari al 5,3%, è risalito nel 2024 dopo il minimo del 2,2% registrato nel 2023.
La direttiva sulla trasparenza retributiva
La direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, da recepire entro giugno 2026, obbliga i datori di lavoro a comunicare i divari retributivi tra uomini e donne e, sopra certe soglie, a intervenire. Per molte organizzazioni sarà la prima volta che questi dati vengono analizzati in modo sistematico.
Il divario retributivo è anche un tema di benessere organizzativo: la percezione di equità nelle retribuzioni e nelle opportunità di carriera è uno dei fattori che più incidono sul clima interno. Misurarla con un’indagine interna, accanto ai dati amministrativi, aiuta a capire dove intervenire.