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19 Agosto 2026

Contratti a termine: per il 55% dei precari italiani non è una scelta, contro il 27% in Europa

Nel 2025 i dipendenti a termine sono il 13,6% del totale in Italia (UE 12,7%), in calo dal picco del 2018. Ma più di metà di loro dichiara di non aver trovato un lavoro stabile.

L’insicurezza del posto di lavoro è uno dei fattori di rischio psicosociale che in Italia pesano più che nella media europea. Il suo indicatore più diretto è la quota di dipendenti con contratto a tempo determinato.

Nel 2025, secondo la Rilevazione europea sulle forze di lavoro, i dipendenti a termine erano il 13,6% dei dipendenti italiani tra 15 e 64 anni, poco sopra la media europea (12,7%). L’Italia è 8ª su 27 Paesi. I valori più alti si registrano nei Paesi Bassi (25,8%), in Polonia (15,7%), Francia e Portogallo (15,2%).

13,6%dipendenti a termine in Italia, 2025
55,2%dei precari italiani non ha trovato un lavoro stabile
17,1%quota di dipendenti a termine nel 2018, il picco
Dipendenti con contratto a tempo determinato, 2025
% dei dipendenti 15-64 anni
ItaliaMedia UE / area euroAltri

Paesi Bassi25,8%Polonia15,7%Francia15,2%Portogallo15,2%Spagna15,1%Cipro14,6%Finlandia14,1%Italia13,6%UE-2712,7%Danimarca12,5%Svezia12,5%Grecia11,7%Germania11,6%Belgio11,1%Slovenia9,6%Malta9,2%Lussemburgo9,1%Cechia8,8%Croazia8,4%Austria8,3%Irlanda7,9%Ungheria4,4%Slovacchia3,9%Estonia3,4%Lettonia2,8%Bulgaria2,3%Romania1,9%Lituania1,8%

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_etgar. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Dal picco del 2018 alla discesa

Per molti anni la quota italiana di contratti a termine è stata più bassa di quella europea. Tra il 2015 e il 2018 è cresciuta rapidamente, dal 14,1% al 17,1%, superando la media UE. Dal 2019, in coincidenza con la stretta sui contratti a termine introdotta dal cosiddetto Decreto Dignità, la quota ha iniziato a scendere, con l’eccezione della ripresa post-pandemica del 2021-2022.

Nel 2025 il valore italiano (13,6%) è il più basso dal 2014 ma resta sopra la media europea, che nello stesso periodo è scesa più lentamente.

Dipendenti a tempo determinato, 2008-2025
% dei dipendenti 15-64 anni
ItaliaUE-27

101214161820082010201220142016201820202022202513,612,7

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_etgar. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Scelta o ripiego

Il dato più significativo riguarda i motivi. In Italia il 55,2% dei dipendenti a termine dichiara di esserlo perché non ha trovato un lavoro stabile, contro il 26,6% della media europea. Un altro 27,7% dice che il lavoro è disponibile solo a termine.

In Europa sono molto più frequenti motivi che indicano una fase di transizione, come lo studio o la formazione (16,7% contro 6,5% in Italia) e il periodo di prova (12,7% contro 7,1%). In Italia il contratto a termine è quindi meno spesso un passaggio verso la stabilità e più spesso una condizione subita.

Motivi del contratto a termine, 2025
% dei dipendenti a tempo determinato 15-64 anni
ItaliaUE-27

010203040506055,226,6Non ha trovato unlavoro stabile27,723,3Il lavoro è solo atermine7,112,7Periodo di prova6,516,7Studio o formazione3,09,8Non vuole un lavorostabile

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_etgar. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Precarietà e benessere organizzativo

Chi ha un contratto a termine vive spesso una doppia incertezza: sul futuro del proprio posto e sulla propria posizione nel gruppo di lavoro. Può sentirsi escluso dalle decisioni, dalla formazione e dai progetti di lungo periodo.

Nelle indagini sul benessere organizzativo è utile confrontare le risposte dei dipendenti a termine con quelle dei colleghi stabili, soprattutto su inclusione, informazione e prospettive. Anche comunicare in modo trasparente le possibilità di stabilizzazione riduce l’incertezza.