Eurostat ha pubblicato a ottobre i dati 2024 delle Statistiche europee sugli infortuni sul lavoro (ESAW). Per gli infortuni mortali il quadro italiano resta quello degli anni precedenti: nel 2024 il tasso è stato di 2,61 morti ogni 100mila occupati, contro 2,10 nella media dell’Unione. Nel 2023 i valori erano 2,59 e 2,09.
In valore assoluto la statistica europea conta per l’Italia 482 infortuni mortali nel 2024 (473 nel 2023), su un totale di 3.367 nei 27 Paesi UE: il 14,3% dei morti sul lavoro dell’Unione. Il divario si concentra in pochi settori, a partire dall’agricoltura.
L’Italia è decima su 27
Con 2,61 morti ogni 100mila occupati l’Italia ha il decimo tasso più alto su 27 Paesi UE. I valori più elevati si registrano in Francia (4,42), Bulgaria (3,94) e Lettonia (3,93); i più bassi nei Paesi Bassi (0,40), in Germania (0,82) e in Lussemburgo (0,90). Spagna (2,46) e Polonia (2,11) sono sotto l’Italia, l’Austria (2,90) sopra.
Per gli infortuni mortali il confronto tra Paesi è più affidabile che per quelli non mortali, perché un decesso viene quasi sempre registrato. Restano però differenze nella struttura produttiva: dove pesano di più agricoltura, costruzioni e trasporti il tasso complessivo tende a essere più alto.
Tredici anni sopra la media europea
In tutti gli anni dal 2012 al 2024 il tasso italiano è stato più alto di quello europeo. La media UE è scesa da 2,67 a 2,10 ed è stabile intorno a 2,1 dal 2022. Il dato italiano è più irregolare: era 2,85 nel 2012, è sceso a 2,42 nel 2017 e nel 2019, è salito a 3,15 nel 2021 e dal 2022 oscilla tra 2,53 e 2,61.
Il picco del 2020-2021 coincide con la pandemia: in Italia i contagi da Covid-19 contratti in occasione di lavoro sono stati trattati come infortuni. Nel 2020 la serie presenta una rottura, sia per l’Italia sia per la media UE.
Agricoltura, costruzioni, trasporti
Il dettaglio per settore mostra dove si concentra il rischio. In agricoltura, silvicoltura e pesca il tasso italiano è di 9,51 morti ogni 100mila occupati, contro 5,51 nella media UE, ed è salito rispetto all’8,97 del 2023. Nelle costruzioni è di 8,21 (UE 6,13), in calo dal 9,21 del 2023. Nei trasporti e magazzinaggio è di 6,25 (UE 4,84), in aumento dal 4,75 del 2023: in un anno i morti del settore sono passati da 56 a 74.
In valore assoluto il settore con più vittime resta l’edilizia: 132 morti nel 2024, più di un quarto del totale italiano. Seguono agricoltura (78), trasporti (74) e manifattura (73). Nei servizi pubblici il quadro è diverso: nella pubblica amministrazione il tasso italiano è di 0,50 (UE 0,58), nella sanità e assistenza sociale di 0,35 (UE 0,42), entrambi sotto la media europea.
| Infortuni mortali in Italia | 2023 | 2024 | Tasso 2024 | Tasso UE 2024 |
|---|---|---|---|---|
| Costruzioni | 141 | 132 | 8,21 | 6,13 |
| Agricoltura, silvicoltura e pesca | 76 | 78 | 9,51 | 5,51 |
| Trasporti e magazzinaggio | 56 | 74 | 6,25 | 4,84 |
| Attività manifatturiere | 66 | 73 | 1,68 | 1,51 |
| Commercio | 44 | 33 | 0,99 | 0,96 |
| Tutte le attività | 473 | 482 | 2,61* | 2,10* |
* Tasso calcolato sul perimetro agricoltura, industria e costruzioni (escluse le miniere) e servizi di mercato.
Perché i numeri non coincidono con quelli INAIL
I dati INAIL riportano cifre più alte. La differenza dipende dal perimetro: la statistica europea esclude gli infortuni in itinere, cioè quelli nel tragitto casa-lavoro, e segue criteri armonizzati per decidere quali casi includere. I due dati misurano fenomeni in parte diversi e non vanno sommati né confrontati direttamente.
Cosa significa per le organizzazioni
Un tasso fermo da tre anni tra 2,53 e 2,61 dice che il livello di rischio più grave non si sta riducendo. Per le imprese di agricoltura, costruzioni e trasporti, dove il divario con l’Europa è più ampio, la valutazione dei rischi prevista dagli artt. 28 e 29 del D.Lgs. 81/2008 resta lo strumento principale: aggiornarla quando cambiano mezzi, cantieri e organizzazione del lavoro, e verificare che le misure siano applicate davvero.
Accanto ad attrezzature e procedure conta il modo in cui il lavoro è organizzato. I dati ESAW non dicono nulla su ritmi, carichi o catene di appalto, ma un’indagine sul clima può rilevare se le persone si sentono libere di segnalare un rischio o di fermarsi quando una situazione non è sicura: un’informazione che nessun registro degli infortuni restituisce.