Quanti laureati fanno un lavoro per cui la laurea non serve? Eurostat lo misura con il tasso di sovraqualificazione: la quota di occupati tra 20 e 64 anni con un titolo terziario (laurea, diploma ITS, dottorato) che svolgono una professione di livello intermedio o esecutivo, come impiegato d’ufficio, addetto alle vendite, operaio o personale non qualificato. È un indicatore di spreco di competenze, sia per chi lavora sia per l’organizzazione.
Nel 2025 in Italia il tasso è del 21,1%, praticamente in linea con la media europea (21,4%). Il dato medio però nasconde due divari molto forti: quello tra donne e uomini e quello tra cittadini italiani e stranieri.
Un ritardo europeo che si è chiuso
Nel 2008 i laureati sovraqualificati in Italia erano il 15,1%, oltre cinque punti sotto la media UE (20,4%). Da allora la quota è salita fino a un massimo del 22,3% nel 2022, l’unico anno della serie in cui l’Italia ha superato, di un decimo di punto, la media europea. Negli ultimi tre anni il valore si è stabilizzato intorno al 21%. Nello stesso periodo la media UE è rimasta tra il 19,6% e il 22,2%.
Il confronto nel tempo va letto con cautela, perché la Rilevazione sulle forze di lavoro (LFS) presenta rotture di serie nel 2014, nel 2021 (nuovo regolamento europeo IESS) e, per l’Italia, anche nel 2018. La tendenza di fondo resta comunque chiara: il numero di laureati è cresciuto più in fretta delle professioni qualificate disponibili. È un’ipotesi coerente con i dati, che però il dataset da solo non dimostra.
Donne e stranieri: i due divari italiani
In Italia è sovraqualificato il 24,0% delle laureate contro il 17,2% dei laureati: 6,8 punti di distanza, il secondo divario di genere più ampio dell’Unione dopo la Slovacchia (7,5). Nella media UE la differenza è di appena un punto (21,9% contro 20,9%). Gli uomini italiani sono tra i meno sovraqualificati d’Europa (16° su 27), le donne sono al 7° posto. Tra le possibili spiegazioni, da considerare come ipotesi, ci sono la concentrazione delle laureate in alcuni ambiti di studio, la minore mobilità territoriale legata ai carichi familiari e l’accesso al lavoro attraverso posizioni impiegatizie.
Il divario più ampio riguarda però la cittadinanza. Tra i laureati stranieri occupati in Italia il tasso è del 54,8%, tra quelli con cittadinanza extra UE del 59,5%: sei su dieci svolgono un lavoro che non richiede il loro titolo. Sono i terzi valori più alti dell’Unione, dopo Grecia ed Estonia. La distanza dai cittadini italiani (19,3%) è di 35,5 punti, contro i 16,9 della media europea. Il dato è comunque il più basso dal 2008, quando gli stranieri sovraqualificati erano il 61,6% e quelli extra UE il 70,3%.
Per i laureati stranieri possono pesare le difficoltà di riconoscimento dei titoli, la conoscenza della lingua e i canali di ingresso nel mercato del lavoro, spesso concentrati in settori a bassa qualifica. Anche in questo caso si tratta di ipotesi: il dataset non permette di verificarle.
Il confronto europeo
Con il 21,1% l’Italia è al 9° posto su 27, in una fascia centrale con Lituania, Malta e Slovacchia. I valori più alti si registrano in Spagna (34,0%), Grecia (31,4%), Cipro (27,5%) e Irlanda (27,0%); i più bassi in Lussemburgo (6,8%), Croazia (13,0%) e Cechia (13,2%). Tra i giovani di 25-34 anni l’Italia supera la media UE: 23,7% contro 21,3%.
| Sovraqualificati (%) | Italia 2008 | Italia 2025 | UE-27 2008 | UE-27 2025 |
|---|---|---|---|---|
| Totale | 15,1 | 21,1 | 20,4 | 21,4 |
| Uomini | 12,3 | 17,2 | 20,1 | 20,9 |
| Donne | 17,7 | 24,0 | 20,7 | 21,9 |
| Cittadini del Paese | 12,5 | 19,3 | 19,2 | 20,0 |
| Stranieri | 61,6 | 54,8 | 42,6 | 36,9 |
Cosa significa per le organizzazioni
Per un’organizzazione la sovraqualificazione non è solo un tema di politica del lavoro. Diversi studi associano la sensazione di non usare le proprie competenze a minore soddisfazione, scarso senso di crescita e maggiore intenzione di cambiare lavoro. Sono aspetti che rientrano tra i fattori di contenuto del lavoro considerati nella valutazione dello stress lavoro-correlato prevista dall’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, e che un’indagine sul clima può far emergere per gruppi omogenei.
Il primo passo è sapere quali competenze sono effettivamente presenti, al di là del ruolo ricoperto. Strumenti come la Mappatura delle Competenze e il Registro delle Competenze permettono di censire titoli, esperienze e capacità e di confrontarli con i profili richiesti, individuando dove si perdono risorse. I dati suggeriscono di guardare con particolare attenzione alle lavoratrici laureate e ai laureati con cittadinanza straniera: due gruppi in cui, in Italia, il divario tra preparazione e mansione è più ampio che nel resto d’Europa.