Uno dei cambiamenti più profondi del mercato del lavoro italiano negli ultimi vent’anni è l’aumento degli occupati più anziani. Le riforme pensionistiche e la maggiore partecipazione femminile hanno portato molte più persone a lavorare più a lungo.
Nel 2025 era occupato il 61,2% degli italiani tra 55 e 64 anni. Nel 2005 la quota era del 31,4%: in vent’anni è quasi raddoppiata. La media europea è oggi del 66,4%.
Un divario che si riduce
Nel 2005 il divario con la media europea era di 8,6 punti; nel 2025 è sceso a 5,2. L’Italia è 20ª su 27 Paesi. I tassi più alti si registrano in Svezia e Cechia (78,3%), Estonia (77,0%) e Paesi Bassi (75,8%); i più bassi in Lussemburgo (48,9%), Croazia (54,9%) e Romania (57,0%).
La crescita delle donne
L’aumento più forte riguarda le donne: il loro tasso di occupazione tra 55 e 64 anni è passato dal 20,8% del 2005 al 51,0% del 2025. Resta però lontano da quello europeo (60,8%). Per molte di queste lavoratrici il periodo coincide con carichi di cura verso genitori anziani e nipoti, che si sommano al lavoro.
Lavorare più a lungo, lavorare bene
Una forza lavoro più anziana pone nuove domande alle organizzazioni: come adattare i carichi fisici e i ritmi, come mantenere aggiornate le competenze, come valorizzare l’esperienza, come gestire i problemi di salute che aumentano con l’età. L’approccio europeo dell’invecchiamento attivo suggerisce di intervenire sull’organizzazione del lavoro prima che sulle persone.
Nelle indagini sul benessere organizzativo, le risposte dei lavoratori over 55 su carico, riconoscimento e prospettive sono un buon indicatore di quanto l’organizzazione sia preparata a questa trasformazione.