Quanti anni passa sul mercato del lavoro una persona che oggi ha 15 anni? Eurostat lo stima ogni anno con l’indicatore della durata attesa della vita lavorativa. Per l’Italia il dato 2025 è di 33,0 anni, contro 37,5 nella media dell’Unione: quattro anni e mezzo in meno.
Il divario è più ampio per le donne. Una ragazza italiana di 15 anni può contare su 28,4 anni di vita lavorativa, il valore più basso dei 27 Paesi UE, contro 35,4 nella media europea. Per gli uomini la distanza è minore: 37,3 anni contro 39,5.
Penultima in Europa, davanti solo alla Romania
Con 33,0 anni l’Italia è 26ª su 27 Paesi UE. Solo la Romania ha un valore più basso (32,7). Poco sopra ci sono Bulgaria (34,6), Croazia (35,1) e Grecia (35,3). Le vite lavorative più lunghe si registrano nei Paesi Bassi (44,0 anni), in Svezia (43,4) e in Danimarca (42,6). Tra i grandi Paesi, la Germania arriva a 40,2 anni, la Francia a 37,5, la Spagna a 36,8.
L’indicatore non misura gli anni effettivamente lavorati da qualcuno: è una proiezione costruita sui tassi di attività di oggi, per età, e sulle tavole di mortalità. Conta come «attivo» anche chi cerca lavoro. Descrive quindi quanto a lungo, con i comportamenti attuali, si resta in media sul mercato del lavoro tra ingresso, interruzioni e uscita.
Vent’anni di crescita, ma la distanza si allarga
Dal 2005 la vita lavorativa attesa è aumentata ovunque. In Italia è passata da 29,6 a 33,0 anni (+3,4), nella media UE da 32,9 a 37,5 (+4,6). La crescita europea è stata più rapida e il divario è salito da 3,3 a 4,5 anni.
Il valore italiano del 2025 è il più alto dal 2005, ma negli ultimi tre anni è quasi fermo: 32,9 anni nel 2023 e nel 2024, 33,0 nel 2025. Nello stesso periodo la media europea è salita da 37,0 a 37,5. Il calo del 2020 (31,2 anni in Italia, 35,6 nell’UE) coincide con la pandemia ed è stato recuperato negli anni successivi.
Donne: 28,4 anni, ultime in Europa
Il ritardo italiano è molto più marcato per le donne. Gli uomini italiani hanno una vita lavorativa attesa di 37,3 anni, 2,2 in meno della media europea maschile. Per le donne il distacco è di 7,0 anni: 28,4 contro 35,4.
In Italia il divario di genere è di 8,9 anni, il più ampio tra i 27 Paesi UE: seguono Romania (6,9) e Grecia (6,7), mentre nella media europea è di 4,1 anni. In Estonia, Lettonia e Lituania le donne hanno una vita lavorativa attesa più lunga degli uomini. Il divario italiano si è comunque ridotto: nel 2005 era di 11,5 anni (35,2 per gli uomini, 23,7 per le donne).
| Durata attesa della vita lavorativa (anni) | 2005 | 2015 | 2025 |
|---|---|---|---|
| Italia, totale | 29,6 | 30,7 | 33,0 |
| UE-27, totale | 32,9 | 34,9 | 37,5 |
| Italia, uomini | 35,2 | 35,4 | 37,3 |
| UE-27, uomini | 36,1 | 37,4 | 39,5 |
| Italia, donne | 23,7 | 25,7 | 28,4 |
| UE-27, donne | 29,6 | 32,3 | 35,4 |
Cosa significa per le organizzazioni
Il dato è nazionale e non descrive le singole organizzazioni. Dice però che in Italia, in media, la permanenza sul mercato del lavoro è più breve, soprattutto per le donne. Le cause possibili sono diverse (ingresso tardivo, uscite per lavoro di cura, inattività nelle età centrali) e l’indicatore da solo non permette di separarle.
Per un’organizzazione la domanda utile è se lo stesso schema si ripete al proprio interno: a che età si entra, quanto durano le assenze lunghe, chi rientra dopo un congedo e chi esce, con quali differenze tra uomini e donne. La valutazione dei rischi prevista dall’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 chiede già di considerare le differenze di genere e di età; un’indagine di clima con risultati per genere e fascia d’età permette di vedere dove le condizioni di lavoro rendono più difficile restare.